Quando venne progettato, nel 1854, il Great Eastern rappresentava una vera sfida: era infatti cinque volte più grande della più grande nave dell’epoca. Nel positivismo dell’epoca la costruzione venne iniziata con entusiasmo, ma subito cominciarono gli incidenti: molti operai morirono sul lavoro, e uno, un chiodatore, sparì misteriosamente. Finalmente venne il giorno del varo: percorsi pochi metri la nave si fermò, e ci vollero tre mesi di lavori per sbloccarla e farla arrivare al mare, con un aggravio di spese che fece fallire la compagnia costruttrice. Restò due anni in porto, senza padrone, finchè finalmente venne rilevata da una compagnia costituita ad hoc. Durante il viaggio di prova però il fumaiolo di prua esplose (5 morti e 10 feriti) a causa di una valvola misteriosamente chiusa. Ci furono altri incidenti di ogni genere (tempeste, ammutinamenti, collisioni con altre navi e con banchine); caratteristica comune di ogni disgrazia era che veniva preceduta da un misterioso martellare nella carena. Finalmente, nel 1888, dopo aver rovinato un gran numero di proprietari, il Great Eastern finì dal demolitore, cui occorsero tre anni per riuscire ad aver ragione del robustissimo scafo; in uno scompartimento del doppio fondo venne ritrovato uno scheletro con a fianco un grosso martello; era certamente l’operaio chiodatore scomparso durante la costruzione, evidentemente murato vivo per errore nella nave che stava costruendo, e che avrebbe accompagnato col suo martellare per tutta la sfortunata carriera.