AMERICA ON MY MIND

[ Seconda parte ]

Prima parte

Dati di vendita

Autori "pubblicazioni di prestigio"

Autori Disney

Autori satira politica

Fumetti su quotidiani

Relatori


ITALIAN COMICS AND THE INDUSTRY OF IMAGINATION.

I fumetti sono giunti in Italia pochi anni dopo la loro uscita negli Stati Uniti: le pagine domenicali di Buster Brown, Happy Hooligan, The Katzenjammer Kids, The Newlyweds, Bringing up Father, Little Nemo furono ospitate a partire dal 1908 nel settimanale Corriere dei Piccoli. Le tavole originali americane venivano modificate in modo di adattarle allo schema dei giornali per l'infanzia dell'epoca: le nuvolette - considerate diseducative - erano eliminate, e il testo a fumetti veniva sostituito con una didascalia in rima.

Con lo stesso schema (niente nuvolette e didascalie in rima) il Corriere dei Piccoli pubblicò i primi fumetti di autori italiani: alcune serie (Bonaventura di Sergio Tofano, Sor Pampurio di Carlo Bisi, Quadratino di Antonio Rubino, Bil Bol Bul di Attlio Mussino), inserite in movimenti pittorici del tempo (Cubismo, Dadaismo, Modernismo), raggiunsero un ottimo livello qualitativo.

Fino agli anni `30 i fumetti furono considerati prodotti esclusivamente per l'infanzia; con l'uscita dei cosiddetti giornali (letteralmente "Journals") il pubblico divenne più adulto. La formula editoriale dei "giornali" non ha un corrispondente in America; erano solitamente settimanali, formato tabloid, e ospitavano articoli, servizi illustrati, giochi, daily strips o Sunday pages americane e storie a fumetti realizzate da autori locali. Topolino ("Mickey Mouse", 1932), L'Avventuroso (1934) e molte altre testate ospitarono la produzione Disney e le grandi serie avventurose d'oltreoceano (Secret Agent X9, Mandrake, The Phantom, Tim Tyler's Luck, Brick Bradford, Buck Rogers, Tarzan, ecc.), tradotte nella loro formula originale completa di "balloons".

Nei giornali nacque una "scuola italiana" del fumetto, con ottimi autori di serie realistiche e umoristiche (Albertarelli, Molino, Scolari, Predrocchi, Moroni Celsi a Milano; Toppi, Scudellari, Fantoni, Vichi, Burattini a Firenze). Il Monello (1933-1990) e L'Intrepido (1935-1993) si specializzarono in racconti che ora definiremmo "soap operas"; il settimanale cattolico Il Vittorioso (1937-1967) lanciò Caesar, Caprioli, De Luca, Landolfi e Benito Jacovitti, grande autore umoristico paragonabile all'americano Al Capp, amato da generazioni di lettori.

Dopo essere state pubblicate a puntate sui "giornali", le storie americane e italiane venivano poi raccolte in diverse collane di "Albi" di diversi formati. Il più diffuso formato anteguerra fu quello definito "all'italiana" con sviluppo orizzontale, ma ne esistevano molti altri (in Italia non è mai esistito uno "formato standard" per gli albi come negli Stati Uniti).

Immediatamente prima della Seconda Guerra Mondiale, il regime fascista vietò l'importazione di materiale americano: Mussolini si era infatti reso conto che i racconti americani avevano creato una pericolosa affezione per l'"American Way of Life", e aveva imposto di pubblicare esclusivamente storie con protagonisti italiani (di nuovo senza nuvolette e con il testo in didascalia). Gli editori tentarono di aggirare la censura italianizzando (o germanizzando, come nel caso di Tarzan divenuto "Sigfrido") i titoli delle serie americane; quando le scorte di materiale originale terminarono, gli episodi dei personaggi più famosi (con i loro nuovi nomi italiani) furono continuati da autori locali; Federico Fellini scrisse alcune puntate di Flash Gordon. Tutto il materiale americano scomparve dalle edicole, per ritornarvi solo alla fine delle ostilità; l'ultimo personaggio a essere cancellato fu Mickey Mouse, in quanto piaceva molto ai figli del Duce.

Dopo la guerra, i fumetti ritornarono insieme ai film e alla musica Jazz. Vennero fondati nuovi "giornali" come L'Avventura che rimpiazzavano i precedenti, con personaggi classici e inediti (Li'l Abner, Dick Tracy, Rip Kirby). Ma la formula non godeva più il successo degli anni precedenti; i lettori dimostrarono di preferire formati più piccoli, con un maggior numero di pagine e racconti completi. Hugo Pratt, Mario Faustinelli e Dino Battaglia tentarono di creare un eroe mascherato nello stile di Batman, l'Asso di Picche ("The Ace of Spades", 1945); l'esperimento non funzionò. Del resto, il genere super-eroi non è mai attecchito profondamente in Italia: delle migliaia di personaggi in costume usciti negli Stati Uniti, fino agli anni '60 furono conosciuti in Italia solo Nembo Kid ("Superman") e Batman.

Nel 1949 Topolino abbandonò tutto il materiale non-Disney, assunse l'attuale formato pocket (più o meno quello della recente pubblicazione americana Disney Adventures ) e ottenne un immediato successo che dura tutt'ora: non a caso l'Italia è il principale produttore europeo di materiale Disney, con eccellenti artisti tra cui Bottaro, Carpi, Cavazzano, Chendi, De Vita, Scarpa.

Il successo di Topolino stimolò altri editori ad adottarne il formato, che diventò così caratteristico dei fumetti umoristici per un target giovanile. Nacquero Cucciolo (by Caregaro & Rebuffi), Tiramolla, (di Renzi, Rebuffi, Manfrin), Pepito (di Bottaro), Trottolino (di Carpi), che divennero rapidamente popolari in numerosi paesi europei.

A causa della carenza di carta, editori minori furono costretti a utilizzare un piccolissimo formato conosciuto come "striscia" ("strip"), esattamente uguale a quello di molti Giveaway Comics americani. Le serie più famose delle "strisce" erano interpretate da eroi western, come Tex (1947), di Bonelli e Galleppini, Il Piccolo Sceriffo ("The Little Sheriff", 1948) di Torelli e Zuffi,Capitan Miki (1951) e Il Grande Blek ("The Great Blek", 1954) della Esse G Esse. Quando la crisi della carta finì, Tex cominciò a comparire in un nuovo formato mensile,il cosiddetto "formato Bonelli": 96 pagine cm. 16x21 in bianco e nero, sei vignette per pagina: esso creò uno standard a cui si adeguarono molte altre pubblicazioni. L'importazione di materiale sindacato americano cominciò a rallentare; proseguirono solo alcuni "classici" come Mandrake e L'Uomo Mascherato ("The Phantom").

Fino ai primi anni '60 non avvennero sostanziali mutamenti di mercato; nel 1962 Diabolik, di Angela e Luciana Giussani, inaugurò un nuovo genere (e un nuovo formato, pocket a 128 pagine con un racconto completo). Per la prima volta, infatti, il protagonista di una serie a fumetti era un criminale mascherato. Diabolik generò decine di imitazioni, i cosiddetti "fumetti neri" (letteralmente "Black Comics"); tra esse il si distinguono per originalità, qualità e ironia Kriminal (1964) e Satanik (1964) di Max Bunker (Luciano Secchi) e Magnus (Roberto Raviola), autori anche del popolare Alan Ford (1969). Nello stesso formato cominciarono a venir pubblicate centinaia di serie erotiche, dapprima "soft core", poi decisamente "hard core".

Contro i fumetti neri si scatenò una campagna di stampa analoga a quella scatenata in USA contro gli Horror comics negli anni '50. Non c'è da stupirsene: chiesa, critici ed educatori consideravano il fumetto come un genere letterario diseducativo e socialmente pericoloso. Ma, nel 1965 uscì Linus (da Linus dei Peanuts di Schulz) la prima rivista a fumetti per un pubblico adulto e colto. Linus pubblicava i migliori esempi del fumetto mondiale; i suoi promotori - Oreste del Buono, Umberto Eco, Elio Vittorini - provenivano dal mondo della cultura "alta"; grazie a Linus l'approccio della stampa nei confronti dei fumetti cominciò a modificarsi.

Linus, Eureka e le molte altre riviste "di prestigio" (nel formato e nello stile, per intendersi, dell'americana Heavy Metal ) nate di seguito lanciarono autori come Guido Crepax, Dino Battaglia, Hugo Pratt, Milo Manara, Vittorio Giardino, Paolo Eleuteri-Serpieri, Tanino Liberatore, Magnus; gli umoristi Bonvi e Silver, gli autori di satira Altan, Chiappori, Pericoli & Pirella. Negli anni'70 un gruppo di autori (il compianto Andrea Pazienza, Massimo Mattioli, Lorenzo Mattotti, Carpinteri, Igort, Giuseppe Palumbo, Filippo Scozzari) crearono una collana di fumetti innovativi, molti dei quali disegnati in stle "postmoderno".

La maggioranza di questi autori sono conosciuti in Europa (soprattutto in Francia, dove le loro opere vendono più che in Italia) e negli Stati Uniti; Hugo Pratt, compianto creatore di Corto Maltese e Milo Manara, sono i cartoonists italiani più tradotti nel mondo.

Nel 1965 nacque anche la prima di numerosissime fanzine (Comics Club 104 ) e fu organizzata la prima di altrettanto numerose Fiere dei Fumetti, il Salone Internazionale dei Comics, inaugurato a Bordighera e trasferito a Lucca a partire dall'anno seguente.

Alcune antiche testate come il Corriere dei Piccoli o il cattolico Il Giornalino (fondato nel 1924 e venduto esclusivamente nelle chiese) assunsero negli anni `60-`70 il formato e le caratteristiche tipiche dei settimanali "per famiglie" francesi (Tintin, Spirou, Pif ): riviste a colori stampate su carta patinata, con racconti a puntate o completi, articoli, servizi.

Il più diffuso "settimanale per famiglie" di allora, il Corriere dei Ragazzi (1972-1976) pubblicò alcune storie francesi (tra cui Lucky Luke, Dan Cooper, Michel Vaillant, Comanche ) e molte serie originali di autori italiani (Battaglia, Bonvi, Di Gennaro, Manara, Micheluzzi, Nidasio, Pratt, Tacconi, Toppi, Uggeri) che illustravano racconti per la maggior parte scritti da Mino Milani e Alfredo Castelli.

Molti illustratori newyorkesi dichiarano di essersi ispirati all'ottima "scuola" del Corriere dei Ragazzi, che allora si poteva reperire nell'edicola internazionale di Times Square.

Negli anni '70 il mercato era particolarmente florido e diviso in linee ben definite: riviste"di prestigio" come Linus, Eureka, Il Mago; fumetti neri ed erotici; settimanali "popolari" con racconti "soap opera" come l'Intrepido (700.000 copie settimanali) o Skorpio e Lancio Story; settimanali "famigliari" e i fumetti "formato Bonelli". I super eroi della Marvel venivano pubblicati con inaspettato successo dall'Editoriale Corno.

Il boom degli anni '60 e dei primi anni '70 fu interrotto bruscamente dall'avvento delle "TV libere": favorite da un scappatoia nella legge che concedeva allo Stato il monopolio radiotelevisivo, tra il 1976 e il 1980 sorsero centinaia di emittenti televisive private. Il mercato ne fu completamente sconvolto: la TV offriva gratuitamente, ventiquattr'ore ore su ventiquattro, programmi di ogni genere. I fumetti nati per un rapido consumo scomparvero. Testate "Soap" come l'Intrepido passarono da un successo straordinario alla chiusura. L'avvento del porno in video uccise il mercato dei fumetti erotici.

Resistettero solo quelle pubblicazioni in grado di costituire una valida alternativa alla televisione: alta qualità di testi e disegni e lungo tempo di lettura.

A partire dagli anni '80 è esploso il boom dei fumetti Bonelli, veri e propri romanzi di 96 pagine a cui collaborano attualmente tutti i principali autori italiani; ogni serie è solitamente scritta dal creatore e illustrata da 10/15 disegnatori diversi. Oltre al già citato Tex (1948, Gian Luigi Bonelli & Aurelio Galleppini), la Sergio Bonelli Editore pubblica Zagor (1961, di Guido Nolitta & Gallieno Ferri), personaggio in costume di ambiente western; Mister No (1975, Guido Nolitta), avventure con spunti ecologici ambientate nell'Ammazzonia degli anni '50; Ken Parker (1977, Berardi e Milazzo), altra serie western matura e sofisticata; Martin Mystère (1982, Alfredo Castelli) con tematiche nello stile de "Gli Extraterrestri torneranno" di Erich Von Daeniken; l'orrorifico Dylan Dog (1986, Tiziano Sclavi), divenuto un vero e proprio fenomeno editoriale e di "cult" con oltre 500.000 copie vendute ogni mese, il poliziesco Nick Raider (1988, Claudio Nizzi), il fantascientifico Nathan Never (1991) Medda, Serra & Vigna. Con l'uscita di Martin Mystère e Dylan Dog la critica cominciò ad abbandonare la tradizionale differenziazione tra le pubblicazioni "di prestigio" e i "popolari"; ora questi termini hanno perso in Italia ogni connotazione qualitativa, e designano semplicemente una diversità di formato e di vendite.

L'80% del mercato italiano di fumetti è spartito tra la Sergio Bonelli Editore (40%) e la Walt Disney Company Italia (Topolino e molte altre pubblicazioni Disney, 60%), con oltre 100.000.000 di copie vendute ogni anno. Linus e Comic Art sono gli unici rappresentanti del formato "di prestigio" (meno di 10.000 copie mensili); Diabolik, l'unico rappresentante dei "fumetti neri" sopravvissuto, vende 150.000 copie mensili. I settimanali Skorpio e Lanciostory pubblicano buon materiale di origine argentina e vendono circa 60.000 copie a settimana, l'ebdomedario "per famiglie" Il Giornalino, con materiale italiano di buona qualità, vende circa 150.000 copie; Lupo Alberto, interpretato da animali umanizzati, e Cattivik, entrambi creati da Silver, vendono in totale circa 100.000 copie mensili; Comix, che ospita strisce umoristiche americane e testi non a fumetti realizzati da famosi autori italiani di teatro, TV e cabaret, vende circa 15.000 copie settimanali.

La Marvel Italia è leader nel genere "super ereoi", che, in questo momento, sta vivendo un imprevisto boom: le vendite combinate di circa 70 testate sono di circa 6.000.000 di esemplari all'anno; i fumetti di origine giapponese (un altro "boom" degli anni `90) vendono globalmente circa 2.500.000 di copie all'anno.

Alcune serie a fumetti (tra cui le opere degli italiani Crepax, Manara, Pratt, e le traduzioni degli "album" francesi di Asterix, Tintin, Lucky Luke) sono pubblicate in volumi cartonati o brossurati distribuiti esclusivamente nelle librerie; di rado le vndite superano le 10.000 copie.

I quotidiani italiani pubblicano pochi fumetti: non essendo possibile una vasta syndication come negli Stati Uniti (in Italia esistono soltanto poco più di cento quotidiani), il costo di una serie realizzata per una sola testata sarebbe troppo alto.

Il merchandising legato a fumetti italiani ha cominciato a diffondersi nei tardi anni `80; leader del settore è Lupo Alberto di Silver, che ha superato nelle vendite Snoopy e Garfield.

I prezzi medi degli albi italiani sono minori di quelli americanii; un fumetto Bonelli di 96 pagine in bianco e nero costa 3000 lire, meno di due dollari. Il 97% delle vendite di fumetti avviene nei chioschi, che sono circa 37.000 e distribuiscono esclusivamente periodici (non libri) con la collaborazione di tre distributori nazionali e 175 distributori locali (la percentuale trattenuta dal distributore varia dal 30 al 50% sul prezzo di copertina). I chioschi italiani sono molto più grandi da quelli americani; oltre ai fumetti (non meno di duecento collane), alle riviste e ai quotidiani vendono serie periodiche di videocassette, di dischi, di software. Solo da pochi anni qualche fumetto si vende anche in libreria e nei Grandi Magazzini che ospitano librerie. Le librerie specializzate in fumetti stanno cominciando a diffondersi, ma non costituiscono, come negli Stati Uniti, un'alternativa
alla distribuzione nazionale.

In Italia non esiste un sindacato di autori di fumetti; il codice civile non prevede leggi specifiche che regolamentino la materia, ma, per convenzione, gli editori (con l'eccezione della Disney, che non riconosce alcun diritto d'autore) si sono adeguati a un'identica normativa. I compensi standard per la prima pubblicazione variano da 150.000 a 500.000 lire a pagina (disegni) e da 50.000 a 150.000 lire a pagina (testi); gli originali rimangono di proprietà degli autori; i diritti per le ristampe in Italia e all'estero sono divisi al 50% tra l'autore e l'editore; in alcuni casi i creatori di una serie percepiscono royalties sul venduto. I proventi derivati dal licensing sono divisi al 50% tra editore e autore.

 

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