AMERICA ON MY MIND

Italian Comics and the Industry of Imagination:
testo della conferenza tenuta alla New York University nel Novembre 1995,
con una sintetica storia dei fumetti in Italia

[ Prima parte ]

Seconda parte

Dati di vendita

Autori "pubblicazioni di prestigio"

Autori Disney

Autori satira politica

Fumetti su quotidiani

Relatori


L'America ha necessariamente esercitato una notevole influenza sull'industria italiana (e mondiale) del fumetto, non foss'altro perchè i primi rappresentanti internazionalmente conosciuti di questo mezzo espressivo sono, appunto, di origine americana. In quanto terra di origine dei comics, l'America è ancor oggi idealizzata dagli autori come una sorta di obiettivo ultimo, l'unico posto al mondo in cui, se si azzecca una serie di successo, è possibile divenire "ricchi e famosi" quanto un divo del cinema o dello sport.

Come in ogni altro paese, in Italia si è sviluppata rapidamente una produzione locale che ha superato quantitativamente quella d'importazione (l'attuale percentuale è dell'80%-20% a favore della produzione italiana), tuttavia il setting e i personaggi principali di gran parte delle serie avventurose realizzate in Europa continuano a essere "americani" (con l'esclusione della Francia, dove il fumetto ha costituito la logica continuazione dell'autoctono feuilleton, e dell'Inghilterra, dove il fumetto esisteva ancor prima che negli Stati Uniti).

E' una sorta di ferrea regola a cui non sfugge neppure Martin Mystère, il "Detective dell'Impossibile" di cui sono il creatore. Anche se molte sue storie sono ambientate in Italia, Mystère "vive" a New York, e abita a Washington Mews, a due passi dalla New York University, presso la quale è stato più volte "lecturer" (e questo è il motivo per cui funge da testimonial di questo incontro).

Al di là delle differenze caratteriali tra gli europei (più aperti nei confronti dell'estero, in quanto abituati alla presenza delle differenti culture che li circondano) e e gli americani (meno aperti in quanto soli su un'immenso continente-isola), le ragioni della "scelta americana" sono semplici: anche se ormai si può raggiungere in poche ore di volo, per gli Europei l'America continua a rappresentare un paese lontano e al tempo stesso non esotico o "diverso" come la Cina o l'India. I fatti che vi accadono (e le persone che vi abitano, le situazioni sociali che vi si verificano) sono "abbastanza" simili a quelli che possono accadere in Europa (e quindi rendono possibile un'identificazione), con il vantaggio che, proprio a causa della distanza, è più difficile controllare la loro esatta corrispondenza. Accettare certe situazioni risulta così più facile: possiamo fingere di credere, per esempio, che negli Stati Uniti un professore universitario come Martin Mystère possa diventare famoso e magari ricco; se il professore fosse italiano la cosa ci sembrerebbe inverosimile, per il semplice fatto che possiamo toccare con mano la gran quantità di problemi che affliggono la nostra scuola (i quali sono probabilmente analoghi a quelli della scuola americana, anche se noi "non lo sappiamo").

Gli Europei non si sono mai stancati di fumetti Western come è accaduto negli Stati Uniti; l'Italia, in particolare, produce il western più venduto nel mondo, Tex (500.000 copie al mese). Anche in questo caso la spiegazione è semplice: tendiamo a desiderare (e a mitizzare) ciò che non possediamo, e in Europa non esiste nulla di simile alla cosiddetta "Conquista del West". Del resto, reciprocamente, la letteratura popolare americana pullula di barbari, cavalieri e maghi; un genere, quello della Sword e Sorcery che non ha mai attecchito nel vecchio continente, dove si è vissuto veramente un Medio Evo e dove, da sempre, esiste una letteratura epico-cavalleresca che molti lettori identificano come "materia scolastica".

La produzione a fumetti italiana presenta, tuttavia, un paio di caratteristiche che la diversificano in senso "americano" da quella mondiale. L'Italia è il paese in cui è stato ripreso autonomamente il maggior numero di serie prodotte negli Stati Uniti, alcune perchè interrotte nel paese d'origine (come Little Eva, conclusa in America negli anni `50 e continuata in Italia dal disegnatore Terenghi fino agli anni `80), altre perchè di tale successo da imporre una produzione più massiccia di quella importata (in Italia si produce il 70% del materiale Disney diffuso nel mondo, il 90% del materiale di Braccio di Ferro e centinaia di tavole con i personaggi dei cartoni animati Warner e MGM.).

La seconda caratteristica riveste maggior importanza. Lo stile narrativo delle serie italiane di maggior successo riprende e sviluppa in senso moderno quello delle strisce avventurose statunitensi degli anni `30: narrazioni ad ampio respiro, forte caratterizzazione dei personaggi, intrecci ramificati e ben costruiti.

Con la morte delle serie avventurose pubblicate sui quotidiani (anni'60), in America questo modo di raccontare è andato perduto, ed è stato sostituito dalle narrazioni stringate e necessariamente semplicistiche dei comic books. In un certo senso, dunque, a portare avanti la tradizione narrativa degli inventori del fumetto sono, paradossalmente, i cartoonists italiani.

 

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